Category: Huware

Kit degli esploratori digitali: tecnologie e strumenti per lavorare ovunque

Hybrid work, sempre più smart

Se essere in un posto sperduto, tra le colline del centro Italia, potrebbe sembrare un incubo per molti imprenditori, preoccupati delle performance sul proprio lavoro, non lo è per Huware.

In questo articolo ti spiegheremo come l’uso della tecnologia Google Cloud e i sistemi di una realtà locale come Fìdoka, ci aiutano a lavorare in piena tranquillità e sicurezza, con le perfomance di un ufficio in centro città.

Il lavoro in condivisione

L’acquisto del Casale è stata da una parte una scelta che ricalca la cultura e la filosofia aziendale, mentre dall’altra un modo per permettere a tutti i dipendenti, fornitori e clienti di poter svolgere un’ulteriore modalità agile: non soli nelle proprie case, ma insieme, immersi nel verde e con tutti gli strumenti per lavorare e divertirsi.

“Abbiamo immaginato un ambiente di ispirazione e di aggregazione che facilitasse l’incontro, la scoperta e la collaborazione.

In questi mesi si è parlato molto di smart working ma spesso lo si confonde con il lavoro da remoto. Noi abbiamo cercato di offrire alla nostra comunità un ambiente che potesse agevolare la qualità del lavoro, creatività, sostenibilità.” (Matteo Fenaroli, Founder & Partner Huware)

Il Casale non è stato concepito solo una condivisione di spazi, come succede in ufficio, ma uno scambio di esperienze, attività e scoperte. Una possibilità di unire dipendenti e clienti, in uno spazio meno formale e più rilassante del capoluogo milanese. Inoltre sarà un punto di partenza per esplorare anche il territorio marchigiano.

“Conosciamo bene quelle zone tra le Marche e l’Umbria, e sappiamo che potremo avere uno scambio di relazioni e valore tra Huroes e territorio.” 

Connessione tra realtà imprenditoriali del nord e del centro

All’arrivo al Casale, la storia di una realtà imprenditoriale come Huware, si è legata a quella di un’altra realtà imprenditoriale del centro Italia, Fìdoka.

Nata nel 2000 come negozio di informatica, ad oggi la società persegue l’obiettivo di colmare il gap nelle interconnessioni a banda larga nelle Regioni dell’Italia centrale. Attualmente Fìdoka copre il territorio della regione Marche con oltre 350 stazioni base, con focus nelle le zone più remote e meno servite dalla banda larga per una copertura del 96% del territorio marchigiano in digital divide. 

Le tecnologie e i servizi di Fìdoka sono studiate nel dettaglio per essere coerenti con la nostra mission aziendale: smantellare il digital divide. Un percorso mosso da azioni che hanno per fine ultimo quello di connettere i territori e avvicinare le persone. Insomma, il nostro focus è sulle nostre meravigliose terre e sul suo capitale umano. Il nostro è un impegno territoriale, quello di riuscire a portare la connettività di ultima generazione anche dove i mega brand non arrivano. E di farlo in totale trasparenza.” (Sara Servili, CEO di Fìdoka)

Kit degli esploratori digitali
Fìdoka

La scelta di ricorrere una società del territorio non è stata casuale. La necessità di ogni ospite del Casale, per riuscire a lavorare in questo contesto, è quella di avere una buona connessione internet e dei dispositivi come pc e smartphone. Se quest’ultimi erano stati già forniti da Huware ai propri dipendenti, per la connessione internet serviva un nuovo impianto che potesse raggiungere ogni parte del Casale.

“Abbiamo investito in tutte le tecnologie potenti e innovative che riescono a garantire connessioni veloci ed efficienti in città, come nei borghi più remoti e nelle aree bianche. Le nostre antenne di ultima generazione ed il percorso innovativo verso lo IOT ci consentono di essere competitivi, anche, se non soprattutto, grazie all’ausilio delle risorse umane che lavorano con noi e per noi. 

I professionisti che saranno al Casale lavoreranno con le stesse prestazioni di cui godrebbero nel loro ufficio nel centro di Milano: velocità sia in download che in upload, potranno fare videocall, inviare file di grandi dimensioni, e lavorare con performance eccellenti. E potranno farlo contemporaneamente da tutti gli spazi del Casale: dalla piscina, dall’uliveto o da ovunque loro desiderino godendo della bellezza e del comfort grazie ad una copertura wifi di ultima generazione. 

Le telecomunicazioni hanno bisogno di connessioni e le connessioni hanno bisogno di tecnologie innovative e performanti. Per questo, ci sentiamo in dovere di rispondere a questi bisogni con soluzioni, tecnologie e know how tali da vincere questa sfida contro il digital divide.” (Sara Servili, CEO Fìdoka)

Google Cloud

Grazie al nostro Partner, Google Cloud, come Huware non ci siamo posti il problema di essere in un luogo sperduto tra le campagne marchigiane.

La nostra azienda è tutta cloud-based: possiamo accedere agli applicativi aziendali da qualsiasi dispositivo. In particolare, la suite di collaborazione Google Workspace, ci permette di compiere poche azioni, per rispondere ai clienti, condividere documenti o modificare presentazioni. Su desktop basta aprire il broswer e su mobile serve solo fare il download di due app.

Grazie alla tecnologia Google il nostro lavoro diventa sempre più smart, permettendoci di lavorare da qualsiasi luogo d’Italia e del Casale, in tutta sicurezza.

LumApps

Con i nostri huroes in giro per l’Italia e coloro che si divideranno tra Milano e il Casale, il nostro ufficio digitale rimane l’intranet aziendale, Hu-Space, basata su piattaforma LumApps.

Questa, touchpoint fondamentale da inizio 2020, continuerà ad essere il punto di riferimento per le comunicazioni aziendali e il luogo dove festeggiare virtualmente i progressi di ogni huro.

Onboarding digitale 2.0 : smart e human-friendly

L’inserimento di nuovi talenti e la gestione delle persone in azienda sta subendo profonde trasformazioni. Siamo in una nuova normalità in cui diverse aziende hanno dovuto reinventare i propri processi, tra cui l’onboarding.

“Huware ha sempre messo al centro di ogni progetto le persone: in un’azienda come la nostra, che del contatto fisico faceva un punto essenziale, non è stato semplice trasformare e traslare tutto in digitale.” (Iris Vinci, Head of Engagement)

A seguito del primo periodo di lockdown sono stati formati dei gruppi trasversali, per ripensare alcuni processi aziendali, tra cui quello di onboarding.

Grazie alla nostra intranet LumApps, piattaforma user-friendly e personalizzabile, abbiamo implementato un nuovo iter di inserimento del neoassunto, rendendo i passaggi più fluidi e digitali. 

Inoltre attraverso questa piattaforma siamo riusciti ad ottenere livelli di Employee Engagement molto elevati, in particolare migliorando quelli in essere. LumApps permette oltretutto ai dipendenti di interagire in maniera dinamica, con attività di vero e proprio Team Building virtuale.

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Ottimizza la comunicazione interna per ingaggiare i dipendenti ovunque.

1. Analisi e definizione del processo

La prima fase dell’ideazione del nuovo processo di onboarding si è concentrata sull’identificazione dei Paint Point e dei Business Need, con l’obiettivo di:

“Disegnare un processo di onboarding smart che integri facilità di utilizzo e di recupero delle informazioni con la partecipazione di tutti al “Benvenuto!” del nuovo Huro, al fine di creare un’esperienza di accoglienza digitale unica, facilmente monitorabile e human-friendly.” 

Definendo quindi due fasi: pre-onboarding e onboarding.

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2. Pre-onboarding

Nella fase di pre-onboarding sono state racchiuse tutte quelle attività amministrative e logistiche. Sono stati stabiliti dei ruoli definiti e le varie deadline.

Nella fase pre-onboarding viene organizzata la consegna del materiale ITC, il Welcome Kit da spedire o consegnare al nuovo assunto e tutte le attività di preparazione alla fase successiva, quella di Onboarding.

Di questa fase non se ne occupa solo l’HR, ma anche i Manager di riferimento, l’Amministrazione, l’ICT, il team Tech, insieme al Marketing.

Almeno una settimana prima della data di inizio, viene inviata un’e-mail al nuovo assunto con informazioni su cosa aspettarsi nel processo di Onboarding: quando riceverà i dispositivi aziendale, una panoramica del programma approssimativo del primo giorno, una panoramica della tecnologia che dovranno utilizzare e come accedere alla Intranet, che sarà un touchpoint fondamentale per il suo onboarding.

3. Onboarding

Durante le prime due settimane il nuovo dipende entrerà in contatto con tutti i membri dell’azienda e imparerà a conoscere la mission, vision e cultura aziendale.

Il manager del dipendente si rende disponibile per il primo periodo per un confronto diretto e per supportarlo, insieme al tutor scelto, nelle attività dei primi giorni.

Inoltre, con la trasformazione in processo digitale, uno dei punti su cui ci siamo focalizzati è stato quello di non eliminare i momenti di aggregazione che naturalmente si formavano in ufficio, cercando di traslarli il più possibile in appuntamenti online.

Al suo ingresso il nuovo dipendente si ritrova sul proprio Google Calendar due appuntamenti: l’aperitivo virtuale di benvenuto e il caffè con i partner. 

Agli appuntamenti “sociali” si aggiungono per queste due settimane dei brevi meeting giornalieri con il tutor assegnatogli e dei Bootcamp che ogni team organizza per mostrare e spiegare come funziona internamente Huware.

L’obiettivo di questi meeting è far sentire la nuova risorsa a suo agio e consapevole del funzionamento dei processi aziendali.

4. Pagina personale di Onboarding

Oltre ai meeting programmati sul Calendar, per ogni nuovo dipendente è prevista una sezione personale sull’Intranet. Un touchpoint fondamentale, che permette di visionare tutti i materiali di approfondimento per la formazione, tener d’occhio i meeting a cui partecipare e gli ulteriori step per completare il proprio processo di inserimento in azienda.

A questo si aggiunge la possibilità per il manager di riferimento e il tutor di visionare l’avanzamento del nuovo assunto nel processo di Onboarding.

 

 

Fondamentale rimane l’assicurarsi che le linee di comunicazione rimangano attive. Bisogna fornire ad ogni nuovo dipendente un’opportunità sufficiente per condividere feedback, vittorie e sfide, in modo trasparente.

Alla fine, chiaro processo di onboarding diventa un punto chiave nell’inizio della costruzione della relazione con il dipendente. È importante comunicare in modo chiaro, evidenziare le risorse a cui il dipendente ha accesso e farli sentire i benvenuti e apprezzati all’interno dell’organizzazione.

Hybrid work con approccio human-first: Huware acquista un Casale nelle Marche

Hybrid work e filosofia Huware

Lo smart working ha cambiato profondamente l’assetto culturale di molte aziende.

Se da una parte ora a gran voce molti chiedono il ritorno in ufficio, in Huware abbiamo deciso di intraprendere un’altra soluzione, quella del lavoro ibrido, incentrata su parole chiavi come: flessibilità, responsabilizzazione e collaborazione.

Nel 2020, il 63% delle aziende italiane ha registrato un forte aumento della produttività, grazie all’introduzione della modalità di lavoro da remoto.

I vantaggi del lavoro agile sono molteplici, per aziende e dipendenti, ma non vanno dimenticati i rischi e svantaggi: un coinvolgimento minore per i nuovi assunti e la mancanza di rapporto umano e momenti quotidiani per i dipendenti.

È qui che l’hybrid work è avanzata come soluzione ideale per Huware. Non tanto “remote-first” o “office-first”, ma human-first.

Seguendo la cultura e filosofia aziendale, è stato annunciato a Giugno 2021 l’acquisto di un Casale nelle campagne marchigiane, per permettere a tutti gli huroes di poter svolgere un’ulteriore modalità agile: non soli nelle proprie case, ma insieme, immersi nel verde e con tutti gli strumenti per lavorare e divertirsi.

A questo proposito abbiamo intervistato Matteo e Andrea, Founder e Partner di Huware, per approfondire cosa li ha mossi verso questa direzione.

Un Casale nelle Marche: uno spazio human-first
Da dove nasce l’idea del Casale?

È un’idea che avevamo dentro da tanto tempo e che è esplosa qualche mese fa, quando ci siamo interrogati del nuovo modo di vivere gli uffici.
Ad inizio 2022 avremo un nuovo ufficio a Milano, ma prima di questo ci mancava un “tassello”: avere uno spazio nel verde, accessibile a tutti dove poter esprimere al massimo il nostro stile imprenditoriale e la filosofia di people management.

Nell’ottica di un piano di sviluppo di Huware coerente e sostenibile, stavamo ragionando su quali investimenti valutare per rafforzare i nostri asset e accelerare la crescita. Abbiamo provato a ragionare in modo innovativo e sincero, e abbiamo capito che probabilmente la strada meno rapida e immediata, ma più forte e coerente, sarebbe stata quella di investire sul nostro patrimonio principale: le persone, la cultura e i valori.

In questo senso, abbiamo deciso di allocare una parte di investimento rilevante non per l’acquisizione di competenze, fatturato, clienti, ma per dare a Huware un possibilità in più e nuova, per lavorare in coerenza con la nostra visione e per poter potenziare il nostro approccio 10X: un casale, nella natura, nel verde, in centro Italia, in zone a noi care.

In questo modo avremo due nuove case: un HQ nel cuore della zona più innovativa di Milano, il quartiere Isola, un ufficio green & tech, dove assorbire energie e contaminazioni; e un Casale in centro Italia, nel verde, dove lasciarci ispirare e poter innovare.

Huware Casale Hybrid Work
Quali sono stati i requisiti che vi siete posti, mentre cercavate il posto perfetto?

Cercavamo una location immersa nel verde, con ampi spazi, in una località del centro Italia per facilitarne la raggiungibilità ai colleghi del nord e del sud.

Abbiamo immaginato un ambiente di ispirazione e di aggregazione che facilitasse l’incontro, la scoperta e la collaborazione.

In questi mesi si è parlato molto di smart working ma spesso lo si confonde con il lavoro da remoto. Noi abbiamo cercato di offrire alla nostra comunità un ambiente che potesse agevolare la qualità del lavoro, creatività, sostenibilità.

Il casale ci dà la possibilità di mettere a terra anche i nostri valori e principi: stiamo già pensando a come essere sostenibili, godere dei frutti della terra, dare una mano anche all’ambiente creando arnie per le api, un nostro orto e tante altre cose che annunceremo successivamente.

Un ultimo aspetto importante è stato il territorio: conosciamo bene quelle zone tra le Marche e l’Umbria, e sappiamo che potremo avere uno scambio di relazioni e valore tra Huroes e territorio.

Questa scelta rientra in una visione più generale legata alla filosofia Huware?

Sì, pensiamo che Huware abbia un ruolo di responsabilità sociale nei confronti in primis dei nostri collaboratori e poi della comunità che ci circonda. 

Ci sentiamo questa responsabilità fin dal primo giorno in cui abbiamo pensato a Huware e nel nostro piccolo cerchiamo di portarla avanti.

La visione è legata inoltre al consolidamento di alcuni nostri fattori differenzianti nel mercato competitivo di oggi. Noi puntiamo e punteremo sempre di più sul trasferire del valore al mercato e ai clienti in ogni situazione, e lo faremo grazie alle nostre persone, al nostro approccio e alla nostra visione. In questo senso il casale sarà uno “strumento” potente di empowerment.

Il contesto in cui operiamo cambia e cambierà sempre più rapidamente, il nostro punto fisso saranno, appunto, persone, approccio e visione.

Hybrid work Huware Casale
Che tipo di ritorno vi aspettate da questo investimento?

Il ritorno più bello sarà vivere insieme al mondo Huware delle bellissime giornate ed esperienze nel Casale. Ci piacerebbe anche dimostrare che questo modello genera più entusiasmo, aggregazione e dunque produttività.

Ci aspettiamo inoltre un ritorno di interazione con il territorio e con l’ecosistema allargato di Huware: clienti, partner, fornitori, amici.

Tutti tornano in ufficio e Huware compra un casale nelle Marche, non vi sembra di andare controcorrente?

In realtà stiamo solo perseguendo la nostra filosofia, che mette al centro le persone. Siamo anche consapevoli che la pandemia è stata un game changer che ha dato consapevolezze diverse per affrontare in modo sempre più innovativo il mondo del lavoro.

Il nostro ruolo inoltre è quello di sperimentare e osare: il lavoro che facciamo e l’approccio che abbiamo scelto ce lo consente.

Non reputiamo il casale un azzardo, siamo certi che avrà un ritorno importante per noi, la nostra azienda e i nostri huroes.

Give Back: le nostre scelte consapevoli per ridare valore al mondo

Il give back è un concetto anglosassone, sempre più adottato anche in Italia, nell’ambito della cosiddetta responsabilità sociale d’impresa.

“Give back” significa letteralmente “restituire”.

Presuppone l’impegno verso l’anonimo, lo sconosciuto, la comunità in senso lato. Può avvenire in diverse forme: donazioni, dedizione gratuita verso qualche attività sociale o culturale, impegno per le nuove generazioni.

Questo concetto era entrato in Huware durante lo scorso anno, ma non aveva ancora preso una forma concreta e una vision scritta nero su bianco.

Con un team di huroes dedicato e l’impegno di tutta l’azienda, il progetto give back è stato presentato a fine 2020.

Huware si impegna nella creazione di una cultura della sostenibilità, basata su due pilastri: innovazione e persone.
Attraverso la collaborazione con aziende e startup innovative nell’ambito della sostenibilità e il coinvolgimento di tutti gli Huroes in piccole azioni che fanno la differenza.

Questa è la nostra vision, il nostro impegno, che speriamo possa migliorare, passo dopo passo, l’Italia e il mondo.

La modalità scelta è quella di Pledge 1%: un movimento globale che crea un new normal, grazie a cui il give back diventa parte integrante del dna di molteplici aziende.

Pledge 1% consente alle aziende di donare l’1% dei servizi, l’1% dell’equity, l’1% del profitto o l’1% del tempo dei dipendenti, a cause di loro scelta.

Seguendo la filosofia di questa iniziativa, noi di Huware doneremo l’1% del profitto e ogni huroes donerà l’1% del suo tempo, per sostenere attività e associazioni volte ad aiutare la comunità, in questo difficile periodo, e start-up o progetti rivolti all’ambiente.

Le iniziative

Time for the Planet
time for the planet give back

Visto l’interesse comune di tutti noi huroes per il pianeta, abbiamo deciso di diventare partner di Time for the planet.

Questa iniziativa, di livello mondiale, ha l’obiettivo di raccogliere 1 miliardo di euro per creare 100 aziende che lottano contro il riscaldamento globale.

Noi come Huware stiamo sostenendo questo progetto donando una parte del nostro tempo in attività di comunicazione e sostegno al progetto.

U2Y

Sempre nell’ottica 1%, abbiamo deciso di collaborare con U2Y, una giovane realtà che si impegna ad aiutare le aziende nel loro percorso di sostenibilità. L’attività si concretizza attraverso progetti di piantumazione di alberi nei paesi in via di sviluppo, contribuendo così a creare sistemi e comportamenti sostenibili.

Per noi, donare un albero rappresenta la fiducia che si è instaurata tra le parti. Così come ogni persona contribuisce con passione e dedizione durante ogni fase di un progetto, l’albero diventa un piccolo gesto per restituire alla comunità il valore creato insieme.

Skillando
skillando give back

Sei settimane, in bici e treno, da Milano a Palermo per supportare enti ed organizzazioni non profit attraverso il volontariato digitale, questo è lo Skillando Italian Tour.

È la nuova iniziativa di Skillando Digital Volunteering, community di volontari digitali che opera in Italia e nei paesi emergenti per combattere il divario digitale e sostenere attività di impatto sociale che ancora non hanno sfruttato appieno il potenziale degli strumenti digitali.

Non saranno soli in questa avventura: Huware ha deciso di sostenere il loro progetto e non vede l’ora di poter partecipare attivamente per aiutare una della realtà scelte dalla community.

Salvagente Italia

Ogni Natale in Huware scegliamo di fare degli auguri solidali, per aiutare le persone bisognose nel mondo.

Quest’anno abbiamo scelto di sostenere l’associazione Salvagente Italia di Monza, che con i suoi volontari è punto ferma per la comunità. Attualmente sta lavorando anche per aiutare Famiglie e Anziani soli in difficoltà causa emergenza Covid-19.

Oltre alla semplice donazione, in Huware abbiamo deciso di sostenere l’associazione donando pc per chi ne ha bisogno e siamo entusiasti di poter portare avanti questo supporto, collaborando per futuri progetti.

Abbiamo la fortuna di fare un lavoro che ci appassiona, con un team speciale e motivato, in un mercato che, anche in questo momento difficile, gode di ottima salute. Tornare alla comunità parte del valore che generiamo, è una nostra responsabilità.
Give Back fa parte del “why” di Huware, e abbiamo il compito di farlo crescere contestualmente alla crescita del nostro progetto.
  • Andrea Servili, CEO di Huware

Data Humanization: Tecnologia Google, Metodologia Huware

Come abbiamo già visto, uno dei trend del 2021 sarà la trasformazione digitale guidata da una migliore customer experience e da un approccio data-driven.

Ma cosa significa veramente essere data-driven?

Significa arrivare a considerare la gestione dei dati non solo come fattore tecnico, ma come asset e pilastro strategico del business. Significa farsi guidare dai dati, prendere decisioni strategiche sulla base di informazioni concrete e oggettive.

Ricordiamo però che, ogni dato deve poi essere interpretato e messo a disposizione delle persone. È qui che parliamo di Data Humanization.

Data management e analytics: tecnologia Google

I dati sono tutte quelle informazioni prodotte da diversi sistemi e processi che potrebbero essere utili al business. Ogni mercato, ogni settore e ogni funzione aziendale ha dei dati che potrebbero essere presi in considerazione e valorizzati.

Google negli anni ha stanziato enormi investimenti per la crescita di Google Cloud Platform e, in particolare, di tutto il parco applicativo dedicato alla data management e analytics, oggi quasi senza rivali. 

Per esempio, partendo da quello che viene definito un Data Lake – storage dove vengono salvati dati provenienti da fonti diverse e scollegate tra loro – è possibile sfruttare le potenzialità di BigQuery come Enterprise Data Warehouse.

BigQuery risulta uno strumento differenziante, che permette di essere interrogato con una bassissima latenza, ricavando insight quasi istantanei.

Data la velocità di evoluzione di questo settore, ciò che oggi è impensabile, domani potrebbe entrare nelle logiche di strategia di ogni business.

L’applicazione di algoritmi di machine learning aiuterà sempre di più ad automatizzare i processi ed ottimizzare gli insight, fornendo risposte sempre più accurate.

Datalab: il framework e la metodologia Huware

Qual è quindi il modo migliore per approcciare un progetto di data management e analytics?

Non è necessario iniziare con un investimento totale, ma è corretto sperimentare e capire se la strada è quella giusta: in gergo si direbbe fare un “progetto pilota” affidandosi a l’expertise di una società competente.

Il Datalab è la metodologia a 360° che in Huware usiamo con le aziende che vogliono iniziare a lavorare con l’innovazione e con i dati. Un percorso che coinvolge da subito diverse figure aziendali (non solo l’IT!), con l’obiettivo di definire gli obiettivi, i desideri e le ambizioni di business. Si compone in 3 macro fasi:

  • User Story Workshop
  • Data Platform Framework
  • Data Humanization

La prima fase ha l’obiettivo di identificare tramite un brainstorming creativo le reali esigenze dei team di lavoro in relazione all’utilizzo dei dati.

La seconda fase risulta la parte più tecnica nell’intero progetto, in cui si individuano le sorgenti dati, si costruisce il data model e si mettono in pratica le fasi di ingestione e trasformazione dei dati per strutturare la Data Warehouse.

La terza è quella dedicata al disegnare la reportistica, dando agli utenti finali una dashboard dinamica, aggiornata in tempo reale e di facile d’uso per avere sempre una situazione chiara delle attività del business, coerentemente con quanto definito durante lo user story workshop.

Case Study

Per concludere, vogliamo raccontarti la storia di un’azienda che già da tempo ha iniziato il suo percorso di innovazione con Huware e Google Cloud e, lo scorso anno, ha scelto di investire in un primo progetto di data management e analytics per le attività di supply chain. La trovi qui sul nostro sito.

Sei interessato a portare avanti un progetto di data management e analytics? Ti incuriosisce il nostro metodo? Scrivici a info@huware.com 

SMB Partner Awards: siamo tra i vincitori

È stato un anno senza precedenti in tutto il mondo.

Tornando indietro ad inizio 2020, noi di Huware avremmo dovuto partecipare al Summit per i partner EMEA SMB. Un evento programmato per marzo nel quartier generale di Google EMEA a Dublino, ma rinviato a causa degli sviluppo del Covid-19.

Solo pochi giorni fa siamo riusciti a scoprire che i nostri sforzi e il nostro impegno hanno portato i loro frutti, quando sono stati annuncianti i vincitori degli SMB Partner Awards.

Siamo stati premiati come “Best Up & Coming Partner SMB”, un riconoscimento per essere i migliori tra partner emergenti SMB. Inoltre siamo stati l’unica azienda italiana presente tra i vincitori agli SMB Partner Awards.

È un riconoscimento che è stato guadagnato grazie all’impegno di ogni singolo huroes e che ci ricorda come la nostra azienda non si basi solo sulle competenze, ma soprattutto sulle persone.

G Suite diventa Google Workspace: rebranding e innovazione

In data 6 ottobre, G Suite ha cambiato nome in Google Workspace

Non è la prima e sicuramente non sarà l’ultima innovazione in casa Google.

 

Google ha una comprovata esperienza di innovazione.

Google Workspace: un nome, una vision

Questo cambiamento però porta con sé non solo un nome, nuove icone e tante nuove funzionalità. È un cambiamento che vuole sottolineare l’impegno di Google nell’aiutare ogni singola persona, ogni singola azienda.

“Da più di un decennio costruiamo prodotti per aiutare le persone a trasformare il modo in cui lavorano. Ora, il lavoro stesso si sta trasformando in modi senza precedenti (…) Per molti di noi  le interazioni che prima si svolgevano di persona vengono rapidamente digitalizzate. (…) In mezzo a questa trasformazione, il tempo è più frammentato – diviso tra lavoro e responsabilità personali – e le connessioni umane sono più difficili che mai da stabilire e mantenere. Queste sono sfide uniche, ma rappresentano anche una significativa opportunità per aiutare le persone ad avere successo in questo mondo sempre più digitalizzato. Con la giusta soluzione in atto, le persone sono in grado di collaborare più facilmente, dedicare tempo a ciò che conta di più e promuovere le connessioni umane, indipendentemente da dove si trovino.

Questa soluzione è Google Workspace.”

  • Javier Soltero, Vice Presidente e General Manager di Google Workspace

Ti presentiamo il tuo nuovo spazio (space) di lavoro (work) firmato Google.

Nuova Brand Identity

Uno dei primi cambiamenti, che si notano a vista d’occhio, sono le icone.

Ma perché Google ha rinnovato le sue icone?

Con le nuove funzionalità, tutte le app che conosciamo da tempo — Gmail, Drive, Doc, Meet, ecc. — saranno sempre più integrate. E quindi perché dividere o identificare con colori diversi, ciò che fa parte della stessa famiglia?

“Il nostro nuovo marchio Google Workspace riflette questa esperienza più connessa, utile e flessibile e le nostre icone rifletteranno lo stesso.”

Rappresentano l’impegno di Google a creare esperienze di comunicazione e collaborazione integrate per tutti. Riflettendo quindi, anche in veste grafica, una nuova user experience e un nuovo modo di lavorare, sempre sotto il segno dell’innovazione.

Cambia il modo di lavorare: alcune delle nuove funzionalità

 

Gmail

Nei mesi passati abbiamo visto come Chat e Meet fossero stati integrati in Gmail.

Nelle prossime settimane, Google Workspace consentirà agli utenti di creare un documento e collaborare in modo dinamico all’interno di una stanza in Chat, senza dover cambiare scheda o strumento.

 

Documenti, Fogli e Presentazioni

  • Anteprime dei link: una nuova scheda comparirà in sovraimpressione per ogni link dinamico, visualizzando informazioni sul contenuto, i titoli e le descrizioni dei link pubblici, insieme a una miniatura visiva.
  • Smart chips: quando si menziona qualcuno in un documento, un innovativo popup mostrerà i dettagli fornendo agli utenti informazioni di contesto e suggerendo azioni, come ad esempio la condivisione del documento. 

Sono disponibili dal 6 ottobre, ma verranno integrate mano a mano nelle diverse organizzazioni.

 

Meet

Mentre nei mesi passati sono stati introdotte novità come la riduzione del rumore e la sfocatura dello sfondo, ora con Google Workspace finalmente ci sarà il Meet picture-in-picture. Una finestra di Meet apparirà in sovraimpressione anche quando cambierai schermata, in modo tale da poter vedere sempre con chi stai lavorando.

google workspace

Novità sulla sicurezza e privacy

Le novità in questo ambito includono nuove funzionalità di sicurezza progettate per facilitare la comunicazione sicura e dare agli amministratori maggiore visibilità e controllo per le loro organizzazioni.

Innanzitutto, Google ha lavorato per offrire una maggiore sicurezza ai meeting e alle call. Nuove funzioni di sicurezza sono state progettate per combattere gli abusi, tra cui la nuova classificazione, i logging degli audit e le capacità di rilevamento di Meet, disponibili nelle prossime settimane.

Inoltre Google Cloud sta aggiungendo nuove funzioni di sicurezza a Chat per aiutare gli amministratori a rimanere informati e a gestire ciò che accade nelle loro organizzazioni, nonché a identificare comportamenti potenzialmente dannosi in Chat, come ad esempio phishing o esfiltrazione di dati.

Google Workspace aiuta poi a proteggere i dati della propria organizzazione.

Sta aumentando la visibilità degli amministratori in materia di sicurezza dei dati, per aiutarli a prendere le migliori decisioni in materia di protezione.

Per le novità complete in merito rimandiamo a questo articolo sul blog di Google Cloud.

Noi vi aspettiamo nel cloud.

 

“Siamo entusiasti e orgogliosi di confermare che la nostra Partnership privilegiata con Google continua a rispecchiare la visione comune sull’innovazione, e siamo pronti per aiutare un maggior numero di persone possibili nel trovare il modo più naturale ed efficace per affrontare questa nuova sfida del lavoro “ibrido”.”

Worklife integration: smart working post-lockdown

Quello che stiamo vivendo oggi, il comunicare a distanza, non allontana le persone.

In questo periodo di smart working siamo entrati nelle case o uffici delle persone, cosa che fino a poco tempo fa era impensabile.

Noi di Huware, seguendo il nostro DNA, abbiamo dovuto lavorare sul nostro credo: fiducia nei nostri collaboratori, dalle attività agli obiettivi. E tutto ciò lo abbiamo travasato sul mindset dei nostri clienti.

In questi mesi di lavoro a distanza abbiamo esplorato tutto quello che poteva esserci, compreso il south e center working, ancora oggi abbiamo delle colleghe che lavorano dalla Calabria, dall’Umbria o dal Lazio.

Abbiamo cambiato modalità di consulenza e formazione. Dal passare ad essere fisicamente dal cliente a un’attività online, formando più di 1500 persone e al tempo stesso educandole su come comportarsi durante la formazione (telecamera accesa, microfoni spenti, ecc.)

In pieno lockdown siamo anche entrati nelle scuole, nelle università e con realtà a sfondo sociale, attraverso la formazione e la tecnologia. 

Notando io stesso, con i miei due figli, le difficoltà della scuola ad adattarsi in tempi rapidi a questo evento inaspettato.

Sempre in smart working abbiamo assunto nuove persone colloquiate, esclusivamente tramite intervista via Meet. In passato non ci avrei mai creduto. 

Il 18 settembre per la prima volta li abbiamo conosciuti dal vivo ed è stato molto bello vedere come quella spigliata  più timida o come uno dei nuovi ragazzi è altissimo!

Abbiamo sperimentato, tra noi e con i clienti, nuove abitudini. Per mantenere una relazione con i colleghi siamo passati dallo yoga post-lavoro, al caffè della mattina, fino al town hall settimanale per i gruppi di lavoro misti.

Continueremo con questa esperienza: stiamo lavorando per continuare su questa prospettiva, concentrandoci sull’ottimizzazione dei processi e delle tecnologie.

Non parliamo più di orari, ma di responsabilizzazione delle prime linee.

Lo smart working fino a poco tempo fa era confuso con l’avere degli uffici stupendi, questo per far stare più tempo in ufficio le persone, affinché l’imprenditore si fidasse.

In realtà le persone a casa sono più produttive e portano a termine gli obiettivi, il tutto ciò favorendo la socialità.

Torneremo in ufficio?

Noi sul nuovo ufficio ci stiamo riflettendo, abbiamo strappato un progetto e ne stiamo pensando un altro. Per noi non sarà più un luogo dove si viene per lavorare, ma un luogo per svolgere delle attività che a casa sono difficili da svolgere.

Oggi le persone sono più consapevoli delle libertà che hanno e agevolare i fornitori, evitando di fargli fare i km, sono alcuni “Win Win”.

La vita famigliare e lavorativa sono sempre più liquide.

Non è importante obbligare le persone a venire a Milano, per raggiungere un obiettivo. Più importante è avere la tecnologia.

Perché sono nati gli uffici? Non per lavorare insieme, ma per controllare le persone. Quell’epoca è oramai terminata.

 

Intervento del webinar sullo smartworking organizzato da Randstad, dallo speech di Matteo Fenaroli, founder & partner Huware.

I Millennials e l’integrazione nelle nostre organizzazioni: riflessione di Andrea Servili

Millennials, croce e delizia. Come si stanno realmente integrando nelle nostre organizzazioni?

Il covid, lo smart working e la “nuova normalità”, che si verrà a consolidare, potranno essere un ulteriore stimolo per pianificare il nuovo modo di lavorare proprio partendo dalle loro esigenze e dal loro intuito?

Mi permetto di consigliarvi questo articolo, che reputo interessante, poiché riesce a sintetizzare i temi più rilevanti sui quali ci troviamo a riflettere spesso.

I millennials sono una risorsa enorme, ma non è semplice capire qual è il percorso migliore per attrarli, tenerli e farli crescere.

Ecco secondo me tre dei punti centrali dell’articolo e le riflessioni che vorrei condividere:
1. Punto focale su cui basare tutti gli altri ragionamenti: i millenials considerano il lavoro un “elemento centrale della propria vita”. 

Per lo meno quelli di talento, seri e volenterosi (e ce ne sono molti).

Capiscono che ci sono obiettivi aziendali, numeri ed economics, e che questi sono base fondante di qualsiasi azienda. È però la “Reason Why”, il valore ultimo, che l’organizzazione deve trasferire. Per loro questo è infatti un elemento centrale.

Per come viviamo Huware e cerchiamo di farla crescere, questo secondo me può essere accolto come un enorme stimolo e non una minaccia.

Siamo quotidianamente guidata da budget, vendite e obiettivi di breve, il che è sano e corretto (la pressione commerciale è una fonte di crescita indiscutibile), ma la salute dell’azienda nel lungo periodo si deve basare su una visione più ampia.

So che sto dicendo cose che possono sembrare banali, ma l’ossessione per il valore che generiamo e trasferiamo deve guidare per quanto possibile le scelte anche nel quotidiano, anche quelle difficili.

E i millennials ci possono sfidare e stimolare in questo.

Come poter alimentare questo “challenge” virtuoso?

Alcuni esempi semplici di quello che proviamo a fare in Huware:
  • Alimentiamo i valori di trasparenza e inclusione. Se un’informazione è riservata, va esplicitato (compresi management meeting). In alternativa, quell’informazione internamente può essere condivisa con tutti e a tutti i livelli;
  • Condividiamo la “selling proposition” con tutta la struttura formalmente 4 volte all’anno. Cosa stiamo proponendo al mercato, dove ci vogliamo differenziare, cosa è cambiato rispetto a 3 mesi fa, cosa dicono i clienti, quali sono i pillar e i numeri. Non è solo una “comunicazione”, ma l’obiettivo è quello di condividere e ricevere feedback costanti. Questo però è solo un pezzo dell’equazione, dobbiamo attivare canali per ascoltare il loro contributo e la loro “voce” ogni giorno:
  • Allochiamo una parte del tempo di tutti i giovani su almeno un progetto interno. Cerchiamo di rendere i progetti di sviluppo interno innovativi, interfunzionali, utili e formativi. Nel nostro caso, per prima cosa ad ogni progetto viene assegnato il nome di una canzone che meglio ne rappresenta l’obiettivo. Il titolo della canzone deve subito far capire quel’è il fine ultimo del progetto. Non lo troviamo? Impossibile, il progetto non è sufficientemente chiaro.
2. I millennials vanno stimolati con costanza.

Quello che notiamo è che sono disposti a tollerare organizzazioni meno strutturate (si adattano benissimo all’ottica agile), ma sono figli del loro tempo: vogliono imparare, velocemente, fare cose diverse, sentire che stanno crescendo.

E in questo percorso di crescita hanno un ottimo grado di autonomia, ma si aspettano feedback frequenti e costanti.

Sappiamo che non è sempre facile accontentare questa esigenza, anche perché sembra cozzare con il concetto di redditività che ci si aspetta da un profilo Junior (soprattutto in consulenza).

È giusto prodigarsi per non farli annoiare? Oppure sarebbe meglio, anche e soprattutto per loro, abituarli ai vecchi concetti di gavetta e lavori routinari che fanno crescere?

Noi proviamo a stimolarli e contestualmente ad integrarli con le logiche aziendali con questi accorgimenti organizzativi:

  • responsabilizzazione: dove possibile massima autonomia ai giovani, senza la paura di sbagliare: FAIL FAST.
  • organizzazione matriciale: i giovani lavorano su più progetti, che hanno caratteristiche e metodologie differenti; in ogni progetto non si prescinde però da professionalità ed eccellenza;
  • formazione: il loro percorso di formazione è costantemente affiancato al lavoro sui progetti (ci sono centinaia di fonti di formazione e informazione ottimi e a basso impatto $). Il percorso viene deciso insieme, e spesso i corsi e le fonti di formazione sono proposte proprio da loro.
3. I millennials non cercano un capo, ma una guida. 

Questa è la sfida più grande, che si deve allineare al vostro stile di leadership.

Quello che proviamo e che vorremmo fare, è un Mentoring a due vie: prendersi la responsabilità di diventare e essere un mentor per i giovani, ma avere anche la sensibilità, l’apertura mentale e la voglia di mettersi in gioco e usare gli stimoli dei millennials per imparare, crescere e migliorare noi stessi e di riflesso la nostra azienda.

I pranzi, i One-to-one (anche informali) e le semplici chiacchierate, possono essere utili in questo senso.

 

Riflessione di Andrea Servili, founder & partner Huware.

HU HUG – Un abbraccio lungo sei mesi

Spesso sottovalutiamo il peso o l’importanza di un abbraccio. 

In questi mesi noi, come tanti, abbiamo appreso a lavorare full time online, a festeggiare traguardi e accettare nuove sfide. Abbiamo lavorato in sintonia a km di distanza, dentro tante finestre di Google Meet. Abbiamo conosciuto, virtualmente, nuovi colleghi, ci siamo messi alla prova, ma qualcosa mancava: un semplice abbraccio

Ci mancava quel calore umano, quegli sguardi complici o quei sorrisi che da sempre ci caratterizzano. 

Si tutto questo ci mancava immensamente come la battute di Alessandro o gli schemi sulla lavagna di Matteo! 

Per questa e altre mille ragioni, venerdì scorso – dopo aver svolto tutti il test ed essere risultati negativi – ci siamo ritrovati nella magnifica Cascina Erbatici a Pavia, un luogo magico che ci ha accolti e ha ispirati per piccoli e grandi progetti futuri.

Tenetevi pronti, abbiamo fatto il pieno di energia e nei prossimi mesi ne vedrete delle belle in casa Huware!